giovedì, ottobre 04, 2007

Nino Negri - Chiuro (SO)

articolo a cura di enocentrico.

Azienda visitata il 28 agosto 2007.

"Bello é calar nei bacchici recessi
con gli amici brindando ai dì promessi
bicchiere con bicchier viso con viso
danno alla vita il più bel sorriso"
settembre 1936.

Così recita una poesia di Giovanni Bertacchi, poeta originario di Chiavenna, incisa sulla porta di questa prestigiosa cantina.
La si raggiunge percorrendo la statale che da Lecco porta a Sondrio, si seguono le direzioni prima per Chiuro ed infine per la cantina.
Si arriva di fronte al cancello del bellissimo palazzo Quadrio, sede dell'Azienda.

Ma prima il solito ripasso "guidaiolo":
A.I.S.: 5 grappoli allo Sfursat di Valtellina '03, 4 grappoli al Fracia '03, al Mazer '03, al Le Tense '03 ed al Cà Brione '05.
Espresso: 3 bottiglie allo Sfursat Valtellina Docg 2003 ed al Valtellina Superiore Docg Vigneto Fracia 2003.
Gambero Rosso: 3 bicchieri allo Sfursat Valtellina Docg 2003 ed allo Sfursat 5 Stelle 2003.

La storia inizia nel 1897, quando un commerciante all'ingrosso di nome Nino Negri, nato all'Aprica e figlio di albergatori, fonda l'azienda.
Questo personaggio aveva un innato senso dell'intraprendenza e subito individua nel castello Quadrio, costruito nel 1432 da Filippo Visconti, in onore al condottiero valtellinese Stefano Quadrio, la sede "ideale" per i suoi affari.
Ma l'impulso vero e proprio è stato dato da Carluccio Negri, figlio di Nino, uno dei primi enologi usciti dalla scuola di Conegliano Veneto nel 1920.
Nel corso degli anni, la Nino Negri, ha assorbito due marchi storici: la Pelizzatti e l'Enologica valtellinese raggiungendo così il 30% della produzione totale del vino prodotto in tutta al Valtellina.
Nel 1986 la casa vitivinicola è stata acquisita dal Gruppo Italiano Vini.

Oggi conta al suo attivo 34,50 ettari di proprietà così suddivisi:
4,50 ha nella Sassella.
11 ha nell'Inferno.
12 ha nel Grumello.
7 ha nel "Fracia".
Quest'ultima non rientra, come da disciplinare, nelle sottozone della Valtellina Superiore, ma è un vigneto di alta vocazione viticola di qualità.

L'arrivo del G.I.V. , oltre all'appoggio commerciale, ha dato nuova "linfa" per poter eseguire importanti lavori in vigna.
Primo fra tutti è stato modificato l'orientamento di alcuni filari che, dall'originario "ritocchino" ovvero da nord a sud, sono stati portati a "giropoggio", ovvero da est a ovest. Tale trasformazione ha portato delle migliorie, prima di tutto ad una più facile gestione del vigneto che così può essere effettuata con l'ausilio di piccoli mezzi cingolati, ma anche benefici nella qualità delle uve che, con il nuovo sesto d'impianto, ha portato ad aumentare la superficie fogliare nonché alla migliore maturazione delle uve.
Sono stati re-impiantati in tutto 10 ha di vigna, con l'ausilio della selezione clonale partendo da una ricerca delle migliori piante di nebbiolo che in Valtellina viene chiamato Chiavennasca.


Il nebbiolo in Valtellina viene chiamato chiavennasca.

Ogni anno, in cantina, entrano circa 1.100.000 kg di uve, il 30% proveniente dai vigneti di proprietà mentre il restante dalla Vi. V. Ass. (Viticoltori Valtellinesi Associati), associazione fondata nel 1988 e che attualmente conta, al suo attivo, più di 250 soci.

Veniamo accolti "dall'enologo dell'anno", il Sig. Casimiro Maule, direttore dell'azienda e presidente del consorzio di tutela della Valtellina.
Originario di Aldeno e diplomato all'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, per tutti noi è il "Signor Nino Negri", primo per la sua longeva militanza in questa cantina, ma soprattutto per la passione e le forze che versa ogni giorno per lo sviluppo qualitativo sia dei suoi vini e sia per un consolidamento, attraverso il consorzio di tutela, di tutta la viticoltura valtellinese sul territorio nazionale e non solo.
Il Sig. Maule, per chi non lo conoscesse, è una persona di grande spessore, innamorato del suo lavoro e che nonostante l'esperienza acquisita, frutto delle sue numerose vendemmie, è sempre alla ricerca del suo vino "ideale", come da un famoso motto "il mio vino vino migliore? Quello che devo ancora fare!".

Iniziamo la nostra giornata parlando dei vigneti.

Enocentrico: "Prima di tutto, Sig. Maule è soddisfatto di come procede l'annata '07?"
Casimiro Maule: "Se questa domanda me l'avesse fatta settimana scorsa, le avrei risposto sicuramente di sì.
Però in questi giorni ci sono state delle piogge violente che ora iniziano a darmi dei problemi di marciume su alcuni grappoli di uva bianca ed all'interno di alcune uve nebbiolo, specie quelli provenienti da cloni che danno un grappolo compatto a differenza di quello spargolo classico.
EC: "quindi come vi comporterete di conseguenza?"
CM: "Per le uve bianche dovremmo fare un grande lavoro di cernita prima nel vigneto e poi in cantina e comunque avremo delle uve con minor carica aromatica rispetto lo scorso anno. Mentre per le uve rosse speriamo in un buon mese di settembre.
EC: "Veniamo ora alla gestione del vigneto. Vuole raccontare ai nostri lettori, qual'è la vostra filosofia?"
CM: "Per quanto riguarda i concimi, usiamo solo quelli organici, anche laddove presenta (indicandoci alcune viti) dei deficit di magnesio e potassio come questo.
Il vigneto della Valtellina è nel suo genere molto particolare, per le difficoltà di lavorazione, preparazione e gestione del vigneto, dove in alcune annate, arriviamo anche a 1200 ore di lavoro annue per ettaro (il doppio rispetto all'azienda Conterno Fantino recensita di recente sulle nostre pagine).
Operiamo la potatura verde per favorire lo sviluppo della maturazione delle uve restanti sulla pianta. Mentre le vendemmie vengono fatte manualmente e le uve portate a valle con l'ausilio degli elicotteri."

Proseguiamo la visita nel vigneto Fracia, il sottoscritto insieme al Viaggiatore Gourmet, vi possono testimoniare fotograficamente quando si parla di difficoltà e di viticoltura "eroica", tanto che, il nome dato alla sottozona Inferno, deriva proprio dalle condizioni impervie per lavorare queste terre.






Alcune foto del vigneto Fracia.

EC: "A questo punto le uve arrivano in cantina, e adesso? Cosa succede?"
CM: "Parliamo soprattutto della chiavennasca, visto che rappresenta la quasi totalità della nostra produzione. Le uve vengono controllate sul tavolo di cernita. Quelle provenienti dalle sottozone, le prime ad essere vendemmiate e destinati ai vini cosiddetti tradizionali vanno nelle vasche in acciaio classiche a temperature controllate, abbiamo anche delle vasche in cemento vetrificate.
Le uve destinati ai cru, vanno nei roto-maceratori, sia quelli a sviluppo orizzontale che quelli di tipo verticale.
Ci restano al massimo per 6 giorni di macerazione, tranne le uve destinate alla produzione dei Sfursat che, visto che sono già ricche per via dell'appassimento, le macerazioni durano anche 15 giorni."
EC: "Domanda classica...che tipo di lieviti usate per innescare le fermentazioni?"
CM: "Fino ad oggi abbiamo utilizzato dei lieviti selezionati classici. Per contro, da quest'anno, inizieremo ad utilizzare, per alcuni vini, dei lieviti selezionati provenienti dai nostri ceppi autoctoni fatti dalla Fondazione Fojanini."
EC: "Avete mai fatto delle prove con fermentazioni spontanee?
CM: "Sì, ma i risultati sono stati più che deludenti, i vini ottenuti erano anonimi, magri e qualcuno presentava anche problemi di acetica."


I rotomaceratori...


...e le vasche "classiche".

EC: "Parliamo adesso di legni? Quali tipi? Di che origine? Di quali grandezze?"
CM: "Inizio col dirle che abbiamo alcune botti, ancora in utilizzo, originarie dell'anno di fondazione!"
EC: "Come scusi???"
CM: "Sono delle botti che sono state costruite qui dentro e che ormai non cedono più nulla. Noi le usiamo più che altro come contenitori per i vini classici."


La suggestiva barricaia.

CM: "Poi utilizziamo delle botti da 57 hl di Rovere di Slavonia della Ditta Garbellotto di Conegliano Veneto e barriques di rovere francese. Abbiamo provato anche quelle di origine americano, ma quest'ultime cedono troppo per un vitigno così delicato come il nebbiolo."
EC: "Attualmente di quante bottiglie è composta la vostra produzione annua?
CM: "Di circa 750.000 bottiglie."

Bene ed ora all'assaggio!




In foto alcuni momenti della chiacchierata-degustazione.

Ma prima ancora un botta-risposta di tipo "personale"...

EC: "Anche qui in Valtellina sono arrivati quelli che oggi si chiamano Wine-maker o Wine-consultant (vedi il caso dell'ingresso di Barbara Tamburini e Vittorio Fiore alla Sertoli Salis). Lei, sig. Maule, si avvale di un enologo consulente esterno?"
CM: "Noi non ci avvaliamo di nessun enologo consulente. Con me lavora da vent'anni Dino Lauro entrato alla Negri giovanissimo.
Credo comunque che non ci sia vitigno come la Chiavennasca che vada seguito costantemente, in fase di vinificazione, in quanto è soggetto più di altri a cure che, se venissero a mancare, darebbero origine a problemi seri di fermentazioni indesiderate e problemi di nitidezza aromatica."
EC: "Sig. Maule, oltre al nebbiolo, quali sono i suoi vitigni preferiti?"
CM: "Amo fortemente il Sauvignon ed il Pinot Nero. Vitigni difficili, che danno origine spesso a vini grezzi e impersonali, ma quando sono grandi, danno origine a vini che lasciano il segno!"
EC: "Quali sono per lei, i suoi vini ideali?"
CM: "Mi piacciono vini come il Dolcetto di Sandrone per la sua delicatezza, il Sangiovese delle Pergole Torte per il suo stile oppure quello del Cepparello per la sua "filosofia" piemontese (Paolo De Marchi, il produttore è originario del nord Piemonte, ndr)."
EC: "Ed il sopracitato Pinot Nero?"
CM: "In Alto-Adige mi piace il Krafuss di Alois Lageder."
EC: "Più del St. Urbano?"
CM: "Diciamo che lo preferisco..."
EC: "Esiste un vino tra quelli che ha avuto l'occasione di assaggiare, che le sarebbe piaciuto fosse prodotto da lei?"
CM: "Sì. Gli '83 di Soldera!"
EC: "Lei è alla guida di una delle realtà più importanti della Valtellina. Se non fosse arrivato alla Nino Negri?"
CM: "Mi sarebbe piaciuto approdare alla AR.PE.PE."
EC: "Cosa le piace e cosa migliorerebbe di questa azienda?"
CM: "Mi piace molto il suo stile così tradizionale e così difficile da capire. I miglioramenti sarebbero soltanto nei tempi di affinamento."
EC: "Cioè?"
CM: "Troppo lunghi."
EC: "Un'ultima domanda, che valore hanno per lei, i termini territorio, tradizione, tipicità?"
CM: "In futuro avranno un peso decisivo importante. Con questo non intendo quelli derivanti dalle sottozone classiche, in quanto producono vini, le cui differenze non sono così marcate, ma da vigneti, tipo il nostro Fracia, che possono fare la differenza!"

Si parte!

Una doverosa precisazione.
La Batteria presentata da Casimiro Maule, in quel giorno hanno presentato delle difficoltà di "chiusura" aromatica (confermate da lui stesso).
Quindi il mio giudizio può essere per alcuni di essi restrittivo. Tutto sommato questo non incide in alcun modo, sul livello qualitativo dei vini di questa prestigiosa cantina, i quali, posso tranquillamente affermare, essere (nell'insieme) il più alto in Valtellina.
Livello che trova nelle annate la vera caratteristica differenziale sulle qualità organolettiche dei vini presentati, tolte le preventive differenze date dalle selezioni qualitative e dalle tecniche di lavorazione, appassimento compreso.
Quindi mi limiterò nella descrizione organolettica dei vini, sia per un numero elevato dei vini degustati sia per non appesantire la lettura del post.


Terrazze Retiche di Sondrio Cà Brione 2006
-Tipologia vino: Bianco Igt.
-Vitigni utilizzati: Sauvignon, Chardonnay, Incrocio Manzoni e Chiavennasca (vinificata in bianco).
-Provenienza uve: comuni di Teglio e Tresivio.
-Gradazione alcolica: 13,4%.
-vinificazione: barriques con batonage.
-affinamento: barriques per 7 mesi.
-contenuto solfiti: 21 mg./lt di libera, 106 mg./lt di totale.
-prezzo in enoteca: 17,00 Euro.

Giudizio EC: 15/20

(Degustato a pranzo)
Prodotto per la prima volta nel 1986, il Ca' Brione è il nome di un vigneto inserito nel Fracia.
Questo Cà Brione è un vino decisamente interessante. Se andiamo oltre le note aromatiche date da un legno, in questo momento, troppo pronunciate, troviamo un naso ricco e caratterizzato da un equilibrio di note "dure", quasi acerbe come agrumi e mela verde, bilanciate con note molto più dolci come la banana e la frutta esotica, evidenziato anche da un'evidente mineralità.
In bocca non aspettatevi volume e grassezza ma un vino lineare e sottile con una spiccata acidità ed un finale di media lunghezza.

Abbinamento

Trancio di Pescatrice arrosto con polvere di prosciutto crudo essiccato, arancia candita, cipollotto, patate croccanti , salsa al caffè.
Ristorante Trussardi Alla Scala-Milano(MI)

Un piatto che presenta una sinfonia di sensazioni, dove la natura dell'equilibrio di esse trova come giusto compagno di viaggio, un vino delicato e deciso al tempo stesso, ma che trova nel suo equilibrio, la giusta contrapposizione a questa preparazione.


VALTELLINA SUPERIORE SASSELLA 2004
-Tipologia vino: Rosso Docg
-Vitigni utilizzati: 95% Chiavennasca, 5% Pignola e Pinot Nero.
-Provenienza uve: sottozona Sassella.
-Gradazione alcolica: 12,5%.
-vinificazione: acciaio.
-affinamento: botti grandi.
-contenuto solfiti: 19 mg./lt di libera, 100 mg./lt di totale.
-prezzo in enoteca: 11,00 Euro

GIUDIZIO EC: 14/20

Il Sassella tradizionale è stato prodotto per la prima volta nel 1945 e oggi la produzione si aggira intorno alle 100.000 bottiglie.
Rispetto all'annata precedente troviamo un naso più fresco ed in bocca un tannino più grossolano e asciutto ed un'acidità più spiccata.


VALTELLINA SUPERIORE GRUMELLO 2003
-Tipologia vino: Rosso Docg
-Vitigni utilizzati: 95% Chiavennasca, 5% Brugnola e Fortana.
-Provenienza uve: sottozona Grumello.
-Gradazione alcolica: 12,5%.
-vinificazione: acciaio.
-affinamento: botti grandi.
-contenuto solfiti: 26 mg./lt di libera, 90 mg./lt di totale.
-prezzo in enoteca: 11,00 Euro.

GIUDIZIO EC: 14(-)/20

Il Grumello tradizionale è stato prodotto per la prima volta nel 1945 e oggi la produzione si aggira intorno alle 80.000 bottiglie.
Il segno meno tra parentesi identifica una versione simile al campione precedente, ma con una maggior difficoltà di beva per un limite nel sostegno dell'acidità rispetto alla sensazione pseudo-calorica.


VALTELLINA SUPERIORE SASSELLA LE TENSE 2004
-Tipologia vino: Rosso Docg
-Vitigni utilizzati: 100% Chiavennasca.
-Provenienza uve: sottozona Sassella, vigneti Minè, Longoni e Chiesa Sassella.
-Gradazione alcolica: 13,6%.
-vinificazione: roto-fermentini.
-affinamento: 50% in barriques di secondo e terzo passaggio, 50% in botti da 80 hl.
-contenuto solfiti: 15 mg./lt di libera, 89 mg./lt di totale.
-prezzo in enoteca: 16,00 Euro.

GIUDIZIO EC: 14,5/20

Oggi la produzione si aggira intorno alle 80.000 bottiglie. Le vigne migliori, durante il dominio delle Tre Leghe Grigie svizzere, tra il 1512 ed il 1797, venivano chiamate “Tense” ed erano protette dagli “arbostrari”, ovvero i guardiani delle viti.
Con questo vino saliamo al gradino superiore.
Rispetto ai "tradizionali", le "selezioni" trovano una differenza qualitativa data dalla minor produzione per ettaro, alla vendemmia posticipata, ad un colore più accentuato e meno "aranciato" anche per l'utilizzo dei roto-maceratori ed un impiego di legni di minor capacità.
Il 2004 è stata un'annata in Valtellina caratterizzata da un inverno-primavera con un buon clima e precipitazioni equilibrate, difficoltà in primavera dovute a precipitazioni notturne delle temperature, estate con caldo moderato ed un bellissimo mese di settembre che hanno portato l'inizio delle vendemmie il 16 ottobre.


VALTELLINA SUPERIORE GRUMELLO SASSO ROSSO 2004
-Tipologia vino: Rosso Docg
-Vitigni utilizzati: 95% Chiavennasca, 5% Rossola.
-Provenienza uve: sottozona Grumello, vigneti sassorosso.
-Gradazione alcolica: 13,4%.
-vinificazione: roto-fermentini.
-affinamento: 50% in barriques di secondo e terzo passaggio, 50% in botti da 80 hl.
-contenuto solfiti: 20 mg./lt di libera, 105 mg./lt di totale.
-prezzo in enoteca: 15,00 Euro

GIUDIZIO EC: 14,5(+)/20

Oggi la produzione si aggira intorno alle 30.000 bottiglie. Proviene dai vigneti sotto il Castel Grumello distrutto dai Grigioni nel 1526.
In questo caso, il segno positivo è dato da un frutto più fresco ed un tannino più minuto e meno asciutto che ne facilita l'allungo in chiusura, rispetto al "Le Tense".


VALTELLINA SUPERIORE INFERNO MAZER 2004
-Tipologia vino: Rosso Docg
-Vitigni utilizzati: 100% Chiavennasca.
-Provenienza uve: sottozona Inferno, vigneti Calvario, Sottogironi, Sopragironi e Cà Rossa.
-Gradazione alcolica: 13,85%.
-vinificazione: roto-fermentini.
-affinamento: 60% in barriques di secondo passaggio, 40% in botti da 80 hl..
-contenuto solfiti: 18 mg./lt di libera, 114 mg./lt di totale.
-prezzo in enoteca: 16,00 Euro

GIUDIZIO EC: 15-15,5/20

Il nome deriva dal dialetto valtellinese che significa “buono, bello, generoso”. Oggi è l’Inferno più prestigioso di Casa Negri.
Ecco un esempio di come le difficoltà, scritte in prefazione alla degustazione, incidano in maniera rilevante sul giudizio finale.
Il giudizio finale sarebbe stato di 15 se non fosse che il Mazer '04 ho avuto occasione di degustarlo in altre due occasioni riportando il voto sul mezzo punto in più.


VALTELLINA SUPERIORE “FRACIA” 2003
-Tipologia vino: Rosso Docg
-Vitigni utilizzati: 100% Chiavennasca.
-Provenienza uve: vigneto Fracia.
-Gradazione alcolica: 14%.
-vinificazione: roto-fermentini.
-affinamento: barriques per 15 mesi.
-contenuto solfiti: 16 mg./lt di libera, 95 mg./lt di totale.
-prezzo in enoteca: 25,00 Euro

GIUDIZIO EC: 16,5/20

Il Fracia viene ottenuto con uve Chiavennasca raccolte in vendemmia tardiva.
Il 2003 è stata un'annata caratterizzata da un inverno ed inizio primavera nella norma seguito da un caldo (ce lo ricorderemo per tutta la vita!) iniziato a maggio e finito a fine agosto che ha portato una raccolta anticipata di circa tre settimane rispetto alla norma.
Nel caso del Fracia, la pioggia e le temperature più miti del mese di settembre hanno "frenato" la maturazione fenolica delle uve, ottenendo così un vino con un naso caratterizzato da un frutto maturo ma non "cotto" ed in bocca con un'acidità presente a supportare i 14% di alcol ed un tannino minuto e non amaro.

Abbinamento

Tonno scottato, foie gras e fichi caramellati
Ristorante Nicola Cavallaro-Milano (MI)

Per la serie "il difficile è il mio mestiere" abbiamo un piatto dove, la tendenza dolce e il saporito del tonno, la "dolcezza" data dai fichi caramellati che bilanciano l'amarognolo dato dal foie gras, ci regalano al palato sensazioni che possiamo trasgredire con un rosso di questa caratura, con caratteristiche di buona freschezza e discreta morbidezza.


VALTELLINA SFURSAT TRADIZIONALE 2004
-Tipologia vino: Rosso Docg
-Vitigni utilizzati: 100% Chiavennasca.
-Provenienza uve: Inferno, Grumello e Fracia.
-Gradazione alcolica: 15,4%.
-Periodo di appassimento: 3 mesi e mezzo circa.
-vinificazione: roto-fermentini ma con macerazioni di 14 giorni.
-affinamento: 50% barriques, 50% in botti da 20 e 50 hl.
-contenuto solfiti: 12 mg./lt di libera, 98 mg./lt di totale.
-prezzo in enoteca: 32,00 Euro

GIUDIZIO EC: 15,5 (?)/20

Lo Sforzato viene prodotto solamente nelle annate più favorevoli.
La vendemmia del nebbiolo per lo sfursat tradizionale è iniziata a fine settembre ed inizio ottobre, mentre l'appassimento è durato fino al 12 gennaio 2005.
Anche in questo caso abbiamo un vino da utilizzare il punto interrogativo nel giudizio, in quanto troviamo stoffa e carattere ma in questo momento è limitato in fase olfattiva e nell'allungo finale.
Da rivedere più avanti.

A seguire una mini-verticale di 5 Stelle.


VALTELLINA SFURSAT 5 STELLE 2003
-Tipologia vino: Rosso Docg
-Vitigni utilizzati: 100% Chiavennasca.
-Provenienza uve: Inferno, Grumello e Fracia.
-Gradazione alcolica: 15,5%.
-Periodo di appassimento: 2 mesi e mezzo circa.
-vinificazione: roto-fermentini ma con macerazioni di 14 giorni.
-affinamento: barriques per 16 mesi.
-contenuto solfiti: 14 mg./lt di libera, 114 mg./lt di totale.
-prezzo in enoteca: 45,00 Euro

GIUDIZIO EC: 17/20

La Negri è stata, nel 1956, la prima casa valtellinese ad utilizzare un appassimento naturale delle uve e oggi il 5 stelle è il vino di punta di questa casa, prodotto solo con le migliori, in quantità limitata e solo nelle grandi annate.
Anche questo '03 è frutto di una grande annata, ma la raccolta anticipata delle uve e il minor tempo di appassimento hanno modificato il DNA tradizionale del 5 Stelle e così abbiamo un vino di sostanza, di stoffa, di carattere, se vediamo bene presenta anche un naso fresco, con note di finissima eleganza, ma in bocca è limitata nell'agilità di beva ed il tannino presenta una lieve nota amarognola in chiusura.

VALTELLINA SFURSAT 5 STELLE 2002
Giudizio EC 18/20 ALTISSIMO CETO.

5 stelle come le stelle dell'Altissimo Ceto per questo vino che, ha differenza di molte zone in Italia, trova nel 2002 un'annata favorevole e ci regala un vinodi grande equilibrio, eleganza e finezza. Tannino minuto e ben fuso con chiusura che favorisce un buon allungo finale.

Abbinamento

Maialino da latte con salsa gremolata e patate rosolate
Ristorante Ai Quattro Mori-Calcinate del Pesce (VA)

L'equilibrio del 5 stelle 2002, il buon tenore alcolico sostenuto da una buona freschezza ci regala sensazioni che si sposano con la delicatezza del maialino da latte e le note di tendenza dolce date dalla presenza della salsa e delle patate.

VALTELLINA SFURSAT 5 STELLE 2001
GIUDIZIO EC: 16/20

Le difficoltà incontrate nell'assaggio anche di quest'ultimo vino ci fa' capire che oggi è proprio una "giornata" difficile, in quanto registriamo ancora problemi di chiusura olfattiva che, anche con la sosta nel bicchiere, il quadro aromatico fatica ad esprimersi e la stoffa a far valere i propri muscoli.
Ciò nonostante può cambiare qualcosa sulla finezza espressiva, ma non sulla sostanza qualitativa dei vini presentati in batteria, che comunque presentano tutte le carte in regola per ottenere l'AC.


In foto la casa dove per circa tre mesi sostano i grappoli per l'appassimento.

Note positive
-Un azienda di sicuro interesse, con qualità produttive alte anche per i numeri di produzione.
-La costante ricerca annuale dei miglioramenti.
-Il Pack rappresenta per la Nino Negri un'ulteriore nota positiva che differenzia, anche a livello di etichetta, le diversità delle linee qualitative prodotte.

Note negative
-Il difficile raggiungimento dei mezzi di trasporto, le tante ore impiegate nella lavorazione del vigneto, la viticoltura eroica, le vendemmie fatte con l'elicottero alzano notevolmente i costi di produzione (questo vale per ciascuna cantina di questa zona) con conseguenze che troviamo sul prezzo finale dei vini.

Conclusioni
-Restiamo in attesa di valutare i primi "esperimenti" fatti con i lieviti della Fojanini.
-La lunga militanza e il lavoro svolto con grande professionalità e serietà dell'enologo Casimiro Maule, il notevole aiuto economico dato dal GIV, hanno portato la Nino Negri a spiccare in un territorio difficile come quello Valtellinese ed avere un nome che conta nel Mondo ed essere presente sulle carte dei vini di alcuni dei migliori ristoranti non solo italiani.

(Cheeeese!)


Altissimo Ceto! per Casimiro Maule e tutto lo staff della Nino Negri.

Cin! Cin!

Ivano Antonini alias enocentrico
ivano.antonini@altissimoceto.it



Casa Vinicola Nino Negri
Via Ghibellini,3
23030 Chiuro (SO)
Tel: 0342/485211
Fax: 0342/482235
e-mail: negri@giv.it
http://www.ninonegri.it/
http://www.giv.it/

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venerdì, settembre 28, 2007

Contadi Castaldi-Adro (BS)

articolo a cura di enocentrico.


Cantina visitata il 19 giugno 2007.

Le visite dell'Altissimo Ceto team continuano in Franciacorta e precisamente raggiungiamo l’azienda di oggi percorrendo la strada che da Erbusco porta ad Adro, seguiamo le indicazioni e quindi giungiamo alla Contadi Castaldi.

-Ma prima un ripasso "guidaiolo":
(Da tenere conto che i punteggi, delle guide edizioni 2007, possono riportare giudizi non concordanti con le annate degustate da noi in quanto trattasi di vini presentati lo scorso anno.)
-AIS: 4 grappoli al Soul '99, Rosé '02, Satèn '02 e Zero.
-Gambero Rosso: 2 bicchieri al Soul '99, Satèn '02, Curtefranca Bianco '05

Entriamo:

Nella foto l'ingresso in Contadi Castaldi.

La Contadi Castaldi è stata fondata nel 1987 da Vittorio Moretti patron del gruppo Terre Moretti.
Ricavata in una vecchia fornace per la cottura dei mattoni, copre una superficie di circa 7000 mq..
La Contadi Castaldi vanta 100 ettari di vigneto coltivati a Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero, ma anche Cabernet, Merlot, Nebbiolo e Barbera per la produzione dei Terre di Franciacorta DOC. La produzione oggi si aggira intorno alle 500-550.000 bottiglie di cui 420-470.000 di “bollicine” DOCG, 70.000 di Terre di Franciacorta DOC e 10.000 di vino liquoroso.
Oggi la produzione di Franciacorta DOCG raggiunge potenzialmente le 700.000 bottiglie, ciò in ragione del lungo affinamento cui è destinato il prodotto che mediamente richiede 36 mesi. In funzione di questa logica la produzione, per esempio, la 2007 verrà posta sul mercato nel 2011 e quindi potrebbe eccedere in numero le vendite.
La loro commercializzazione è ripartita per l'80% in Italia e il restante 30% all’estero.

La scelta del nome è di origine storica; una volta la Franciacorta era ripartita in contee, le Contadi appunto, con a capo dei signori chiamati Castaldi, i quali, tra i poteri avevano anche quello di aggiudicarsi i frutti prodotti dagli abitanti.
Mentre il logo non è altro che la forma del fondo della bottiglia, con a fianco il tappo, delle bottiglie lasciate a riposare, accatastate per la seconda fermentazione.
Ma come mai Moretti, che è anche imprenditore nel gruppo dei prefabbricati, è arrivato alla scelta di fare una Cantina produttrice di vino in una vecchia fornace di mattoni?
In questa decisione gioca un ruolo fondamentale la presidente di Contadi Castaldi, Mariella Bertazzoni, nata e vissuta ad Adro, che un giorno sposa un imprenditore bresciano di origine fiorentine e diventa così, la Signora Moretti.
I genitori di Mariella erano legati affettivamente alla famiglia Biasca (fondatori della fornace) tanto che le tre figlie femmine Biasca sono state rispettivamente madrine delle tre figlie femmine Bertazzoni.
Per motivi economici i Biasca dovettero cessare l'attività della fornace e proposero l'acquisto alla Sig.ra Moretti, "ci piacerebbe tanto che la nostra fornace finisca nelle mani di una persona di famiglia" disse la madrina di Mariella.
Così la fornace Biasca entra in possesso di Vittorio Moretti e signora, con l'accordo tacito di non rivenderla a persone estranee alla famiglia.
Cosa fare adesso di una fornace in disuso?
L'idea arrivò molto tempo dopo, camminando in quei cunicoli, in quelle gallerie buie e fresche.
"Però ci starebbero bene le pupitres..., ci starebbero bene le barriques..., le condizioni per l'affinamento sono ideali..."
...quindi dopo alcuni anni, nel 1991, Contadi Castaldi affronta la produzione con l'intento di dare sviluppo al territorio attraverso una nuova realtà, nata con l'ambizioso obiettivo di interpretare in maniera innovativa e contemporanea il territorio di Franciacorta e puntare fin da subito con lo stile, l'immagine ed il packaging ad un'icona che piacesse soprattutto ad un pubblico giovanile.
Si puntò quindi subito a creare uno staff di giovani, volenterosi e intraprendenti per gestire l'azienda in maniera indipendente.
La gestione, per molti anni, fu affidata a Martino De Rosa, genero di Moretti, fino a quando sulla poltrona aziendale più alta, arrivò a sedersi la signora Moretti.
Per il "colpo grosso", bisognò aspettare il 1997, quando in azienda mosse i primi passi un enologo varesino (permettetemi la precisazione da "compaesano"), il giovane, il grande (in tutti i sensi!) Mario Falcetti.
Non ci resta che passare alla doverosa visita in cantina.

Quindi iniziamo il consueto tour!

Per il giro in Cantina ci affidiamo alla giovane e simpatica Claudia Spada, addetta alle relazioni esterne ed assistente di Falcetti.

Entrando in cantina si ha subito la bellissima impressione che Contadi Castaldi sia un mix di tecnologia in un ambiente storico.
Quindi si passa dalla sala di vinificazione con il tetto fatto di travi di legno "a vista"...


Nella foto la cantina di vinificazione.

...alle gallerie della vecchia fornace fatte di mattoni dove alloggiano le barriques e le pupitres.



Alcune barriques...

In fase di vinificazione Mario Falcetti può contare sull'aiuto di uno staff capitanato da Gianluca Uccelli e Massimiliano Piermattei, Cristiano Facchinetti, Alessandro Rinaldi, Davide Conter ed altri giovani cantinieri.


Le bottiglie "riposano" in questa maniera per un periodo minimo di 30 mesi...


In Contadi Castaldi si tengono da parte bottiglie di tutte le annate...

Per quanto riguarda la fase del remuage avviene sia sulle pupitres, sia con l’ausilio dei giropallets.




Claudia ci racconta che per un fine qualitativo, il remuage, fatto sulle pupitres o con l'ausilio dei giropallets, non comporta nessuna differenza sul prodotto finale.
Al termine della filiera, al confezionamento delle bottiglie troviamo il responsabile Ledio Ilollari.
Il resto del team Contadi Castaldi è composto da Flavio Signoroni, addetto alle relazioni pubbliche e Maria Rosa Masneri, assistente eventi.

Terminiamo il giro in cantina e raggiungiamo Mario Falcetti in sala degustazione. Ma prima della degustazione gli rivolgiamo ancora qualche domanda.

EC: "Vuoi presentarti ai nostri lettori?"
MF: "Mi chiamo Mario Falcetti, sono del segno del Toro, enologo, direttore di Contadi Castaldi e mi piace dire...molto altro ancora"
EC: "Quali sono i tuoi vini ideali?"
MF: "Con una punta di orgoglio e di modestia dico i miei. C'è sempre molto da lavorare nella propria azienda al fine di cercare e proporre prodotti sempre migliori!"
EC: "Ci sono allora, dei vini al di fuori dei tuoi, che avresti voluto fare tu?"
MF: "A me piace molto, nel suo stile, il Dom Perignon."
EC: "E tra i Franciacorta?"
MF: "Personalmente ho un piacevole ricordo del Dosage Zerò di Cà del Bosco 1982 degustato a vent'anni dalla vendemmia. Ma anche alcune annate di Gran Cuvée Bellavista."
EC: "E cosa mi dici dei vini senza bollicine?"
MF: "Ho assistito di persona nel '91 ad una vendemmia nella Loira, era un Coteaux de Layon, vendemmia tardiva di uve attaccate dalla muffa nobile, di Claude Papin. Mentre l'emozione più grande l'ho avuta al D.ne de la Romanée Conti dove con alcuni amici e colleghi assaggiammo i Crus dell'85 direttamente dalle piéces".

-E ora all'assaggio!



Si parte!


Franciacorta Brut
Tipologia vino: Franciacorta DOCG
Vitigni: 97% Chardonnay, 3% Pinot Nero.
Provenienza uve: mix di unità di pedopaesaggio della Franciacorta
Vinificazione: in acciaio.
Affinamento: tra i 30 e i 36 mesi.
Gradazione alcolica: 12,5%
Zuccheri riduttori: 8,50 gr/lt.
Contenuto solfiti: 22 mg/lt. di libera e 64 mg/lt. di totale.
Prezzo in enoteca: Euro 15,00

Giudizio EC: 14,5/20

Nato per la prima volta nel 1992, oggi la sua produzione si aggira intorno alle 250-300.000 bottiglie.
Il Brut di Contadi Castaldi è proprio il simbolo di questa azienda. Falcetti, dicevamo, ha voluto dare un'impronta dal target giovanile e questo è il suo biglietto da visita. Quindi non cercate tracce di originalità o personalità in questo Franciacorta, ma bensì un vino che tutti gli anni si presenta buono nel suo genere, corretto e senza cedimenti. Per un wine-bar che "sbicchiera" è una sicurezza!
A noi piacerebbe trovare nel bicchiere più carattere, anche qualche azzardo in più sul piano della personalità, magari spogliarlo di quelle noti dolcine al naso e al palato che lo caricano un po' troppo e renderlo più snello e più slanciato anche nella beva, visto il bellissimo equilibrio corpo, acidità e carbonica.
Ma noi rientriamo nella categoria "persone difficili", sempre in cerca della perfezione e dell'eccellenza, ma ci rendiamo conto che ogni tanto, si può trovare piacere anche nelle cose più semplici.


Franciacorta Satèn 2003
Tipologia vino: Franciacorta DOCG
Vitigni: 90% Chardonnay, 10% Pinot Bianco
Provenienza uve: mix di unità di pedopaesaggio della Franciacorta
Vinificazione: in acciaio.
Affinamento: tra i 30 e i 36 mesi.
Gradazione alcolica: 12,5%
Zuccheri riduttori: 9,50 gr./lt
Contenuto solfiti: 22 mg/lt di libera e 58 mg/lt. di
totale
Prezzo in enoteca: Euro 20,00

Giudizio EC: 16/20

Nato per la prima volta nel 1995, oggi la sua produzione si aggira intorno alle 110-120.000 bottiglie e 10-12.000 magnum.
Devo confessare un mio debole per il Satèn di Contadi Castaldi memore anche delle stupende prove del '95, '97 e soprattutto del '00. Però può capitare ogni tanto, quando si parla di champenois millesimato, si può incappare nei capricci dell'annata e quindi rimango particolarmente deluso con l'assaggio di annate come la '01 e la '02, che non erano all'altezza della '00.
Questo '03 è tornato sui binari voluti. E' più ricco in tutto, nel suo colore giallo oro, nel naso "caldo", equilibrato nelle note di frutta esotica, fiori gialli e crosta di pane. In bocca è avvolgente, la chiusura è "dolce" ma non stucchevole, mentre l'acidità ne frena un po' l'agilità di beva (d'altronde è un 2003!).
Da non dimenticare in cantina, perchè se è vero che, chi ha ancora l'occasione di bere i Satèn di Contadi '97 e '00, e spesso li può trovare ancora in splendida forma, non sarei pronto a scommettere che questo '03, lo si ritrovi ancora così tra 3-6 anni.

Abbinamento:

Tortelli farciti con guancia , bieta al naturale, riduzione di pomodoro crudo e aria di cacio
Ristorante Le Robinie di Cà D'Agosto-Montescano(PV)

In questo caso l'abbinamento cibo-vino lo troviamo per la concordanza dei due protagonisti, da una parte abbiamo un piatto ricco, pieno, sontuoso e delicato al tempo stesso, da bilanciare con l'avvolgenza al palato di questo Satèn, caldo nel suo insieme ma con una chiusura retro-olfattiva che lascia una delicatezza estrema.


Franciacorta Zerò
Tipologia vino: Franciacorta DOCG
Vitigni: 90% Chardonnay, 10% Pinot Nero
Provenienza uve: mix di unità di pedopaesaggio della Franciacorta
Vinificazione: in acciaio.
Affinamento: tra i 30 e i 36 mesi.
Gradazione alcolica: 12,3%
Zuccheri riduttori: 2 gr/lt
Contenuto solfiti: 20 mg/lt. di libera e 58 mg/lt. di totale
Prezzo in enoteca: Euro 18,00

Giudizio EC: 15,5/20

Nato per la prima volta nel 1995, oggi la sua produzione si aggira intorno alle 12.000 bottiglie.
Tra i prodotti assaggiati oggi in azienda, è il più "magro" ma di positivo questo Zerò ha dalla sua delle caratteristiche di freschezza, sia nella varietà fruttata aromatica sia per quanto ne riguarda la facilità di beva. La chiusura retrolfattiva è comunque discreta.


La squadra di Altissimo Ceto ascolta le parole di Mario Falcetti.


Franciacorta Rosè 2003
Tipologia vino: Franciacorta DOCG
Vitigni: 93% Pinot Nero, 7% Chardonnay.
Provenienza uve: Adro ed Erbusco.
Vinificazione: in acciaio.
Affinamento: tra i 34 e i 40 mesi.
Gradazione alcolica: 12,5%
Zuccheri riduttori: 7 gr/lt.
Contenuto solfiti: 22 mg/lt di libera e 56 mg/lt di totale
Prezzo in enoteca: Euro 20,00

Giudizio EC: 15/20

Nato per la prima volta a partire dal 1992 come Brut Rosé e dal 1998 diventa Rosé Brut, grazie ad una cuvée maggioritaria in Pinot Nero. Oggi la sua produzione si aggira intorno alle 35.000 bottiglie.
Un Franciacorta con una veste giallo-rosata un po' spenta nella luminosità. Anche il naso è caratterizzato da note fruttate calde con un lieve cedimento "dolciastro" sul piano aromatico (credo dovuto all'annata) che ne limita l'apprezzamento in fase olfattiva. Al gusto però si riprende e offre un Franciacorta di buona avvolgenza, sostenuto da una buona freschezza e offre, in chiusura, una piacevole nota di fragolina di bosco.

Abbinamento

Zuppa di pesce, molluschi e crostacei con la maionese al peperoncino
Ristorante L'Arsenale-Cavenago d'Adda (LO)

Richiamo aromatico/cromatico cibo-vino in primis. Al gusto, questo piatto ci offre sensazioni di tendenza dolce dati dalla presenza del pesce, dei molluschi, dei crostacei e della maionese che richiedono acidità e carbonica ma, l'esaltazione la si ha a seguire dalle note sapide e piccanti del piatto che trovano riscontro nella morbidezza e nell'allungo "aromatico" finale di questo Rosé.


Mario Falcetti alla mescita.



Franciacorta Soul Satèn 2000
Tipologia vino: Franciacorta DOCG
Vitigni: 100% Chardonnay.
Provenienza uve: Cazzago San Martino, Erbusco.
Vinificazione: in acciaio.
Affinamento: 60 mesi.
Gradazione alcolica: 12,5%.
Zuccheri riduttori: 8,7 gr/lt
Contenuto solfiti: 22 mg/lt di libera e 62 mg/lt. di totale.
Prezzo in enoteca: Euro 35,00

Giudizio EC: 16,5/20 ALTISSIMO CETO

Nato per la prima volta con l’annata 1999, oggi la sua produzione si aggira intorno alle 10-15.000 bottiglie.
L'anno scorso, alla presentazione al Vinitaly, del Satèn Soul '99 rimasi un po' deluso. Incurante dell'incidente di percorso e permissivo riguardo ad un Franciacorta proposto nella sua prima annata di produzione, decisi di aspettare la '00. Proprio come il suo "fratellino" Satèn, anche nel Soul troviamo lo stesso cambio di marcia tra la '99 e la '00.
In questo '00 troviamo già nel colore un dorato-verde quasi fosforescente, la finezza della grana delle bollicine lo rende brillante. Al naso ci vuole un po' prima che si apra ma dopo, è un mix "strano", per questa tipologia, con note fruttate che vanno dalla banana, all'ananas, all'albicocca. Quadro olfattivo in equilibrio con i toni di crosta di pane per chiudere con una nota "rinfrescante" di salvia.
In bocca equilibrio, carbonica non invadente e buona la chiusura che lascia spazio ad un allungo di buona importanza.
Ritornando a memoria sulla verticale di annate del Satèn, speriamo che per attendere il prossimo "concerto" non si debba aspettare altri tre anni.

Abbinamento:

Sotto una coltre di foglie colorate
Sottobosco con finferli, zucca, scorzonera dolce, fiori e erbe.

Ristorante Joia-Milano(MI)

Per un sommelier uno dei giochi-sfida che più appassionano è l'abbinamento dei vini con la cucina vegetariana.
Certo, direte voi, niente di più semplice che abbinare una bollicina...
Ma in questo caso credo che la bollicina in questione, ovvero il Soul di Contadi-Castaldi, trovi nel suo "peso", nella sua freschezza ma, soprattutto, nel suo "esotismo" aromatico molto intrigante, la giusta contrapposizione in un piatto così complesso dove troviamo la tendenza dolce dei finferli e della zucca, il "gioco" dolce-amaro della scorzonera ed infine il tocco "erbaceo" in chiusura.
Credetemi...il paradiso non è poi così lontano da raggiungere!!!

Note positive
-La prima nota positiva è senza dubbio lo spirito di gruppo e la voglia di far bene di tutto il team.
-Il "savoir faire" di Mario Falcetti, come enologo e come coordinatore del team.
-Ci sono aziende che trovi una linea simile tracciata in tutta la produzione. In Contadi Castaldi non è così, ogni prodotto è nella sua categoria diverso dagli altri.
-Come si conviene ad un'azienda che vuole soddisfare il pubblico giovanile e tutti quelli che si sentono giovani dentro, il packaging rispecchia questa filosofia, dal cartone, passando dalla forma della bottiglia, fino all'etichetta.
-Il costante miglioramento qualitativo con il passare degli anni.


Note negative
-La difficoltà per chi non è abituato a riconoscere nel "lotto" delle bottiglie di Franciacorta di Contadi Castaldi, la data di sboccatura.
-La linea qualitativa è decisamente buona su tutta la gamma, peccato però ad alcune irregolarità produttive di qualche Franciacorta che vanno al di là delle naturali differenze date dalla diversità delle annate.


Conclusioni
-I Franciacorta di Contadi Castaldi rappresentano comunque una sicurezza nel bicchiere, siamo altresì convinti che tra qualche anno avremmo anche "i picchi" qualitativi che ci si aspetta da un'Azienda di queste possibilità.


Tra i moltissimi riconoscimenti appesi su questa parete ci sarà un giorno l' "Altissimo Ceto"?

(Cheeeese!)

In foto L'AC team con Mario Falcetti

Affidiamo l'Altissimo Ceto promising a Mario Falcetti e a tutto il suo staff!


Cin! Cin!

Ivano Antonini alias Enocentrico

e-mail:ivano.antonini@altissimoceto.it



Contadi Castaldi s.r.l.
Via Colzano, 32
Fornace Biasca
25030 Adro (BS)
Tel: 030 7450126
Fax: 030 7450322


http://www.contadicastaldi.it/
contadicastaldi@contadicastaldi.it

Si ringraziano gli amici Sandro Carelli e Mario Rossi* per la collaborazione:

*titolari dell’agente per l’Italia di Contadi Castaldi.
SAMA Italia
Via Resistenza, 1
20090 Assago-Milano
Tel: 02 48841533
Fax: 02 45712913

http://www.samaitaliawine.it/
info@samaitaliasrl.it

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venerdì, luglio 27, 2007

Az. Agr. Il Mosnel-Camignone di Passirano (BS)


Visitata il 19 giugno 2007.

In una calda giornata di sole, una di quelle giornate che io definisco "da bollicine", partiamo e raggiungiamo la Franciacorta.
Questa zona si trova nel cuore della Lombardia, a sud del Lago d'Iseo, in provincia di Brescia.
Sono diverse le interpretazioni d'origine di questo nome che qualcuno, malignamente, associa ad una piccola Francia, alludendo per alcune caratteristiche simile alla Champagne.
L'origine più probabile resta comunque quella derivante da "Franzacurta", nome che fece comparsa per la prima volta, su alcuni documenti del XIII secolo; molti villaggi della zona godevano di alcune esenzioni, da parte del clero, di imposte sul commercio (franchae curtes).
Questa regione, fatta di colline moreniche, adatta soprattutto per la coltivazione di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, ha dato da sempre vini con una naturale predisposizione alla "spumantizzazione" con il metodo tradizionale, tanto da avvalersi della DOC nel 1967 e la DOCG nel 1995. Quest'ultima riguarda solo i vini (guai a parlare di spumanti ai franciacortini) prodotti da uve provenienti dai comuni inseriti nel disciplinare della Franciacorta e solo dalla rifermentazione in bottiglia con il metodo tradizionale (o champenois).

Per raggiungere l'azienda di oggi usciamo dal Casello di Ospitaletto, seguiamo le indicazioni per Passirano e poi per Camignone e quindi raggiungiamo Il Mosnel.
Oggi la squadra di Altissimo Ceto è al completo, perchè c'è anche Massimo De Marco, "sceso in campo" con la sua classica tenuta in pantaloncini corti e maglietta (ma oggi fa' molto caldo!) per quello che è uno dei suoi primi battesimi per quanto riguarda la visita alle aziende vinicole, lui che è abituato alle brasserie.

Ma prima un ripasso "guidaiolo":
(Da tenere conto che i punteggi delle guide edizioni 2007, qui sotto descritte, sono stati degustati nel 2006 e quindi possono essere riferiti a vini dell'annata passata.)
-AIS: 5 grappoli al Parosè '02
-Gambero Rosso: 2 bicchieri rossi al Brut Millesimato '01
-Espresso: 17/20 al Satèn '02



"Il Mosnel-Quelli che il vino..." recita l'insegna d'ingresso. "...lo bevono!" aggiungiamo noi quasi in un coro unanime.
Ad accoglierci c'è la titolare, Lucia Barzanò, gentile e sempre sorridente, una perfetta "Donna del Vino". Lei è la responsabile Marketing e P.R. dell'azienda.
In cantina lavora il fratello Giulio e l'enologo Flavio Polenghi.


Lucia ci confessa che una "sbirciatina" al sito l'aveva già data e quindi capisce subito al volo le nostre intenzioni, cominciando da qualche notizia di tipo storico.

Lucia Barzanò: "L'azienda sorge sull'omonima località dal nome dialettale, Il Mosnel appunto, di origine celtica che significa pietraia, cumulo di sassi. La nostra proprietà ha
alle spalle una storia secolare con cantine cinquecentesche e dei terreni annessi
già con tradizioni viticole e che venne ereditata dai Barboglio, il nostro ramo
materno, nel 1836".



LB: "Oggi abbiamo 40 ettari di vigneto suddivisi in 15 diversi appezzamenti, di cui 35 per la produzione dei Franciacorta DOCG e 5 per i vini Doc, che piano piano li stiamo rimpiazzando perché vogliamo abbandonare la produzione dei vini fermi e dedicare tutte le nostre forze alle bollicine. I nostri vigneti sono caratterizzati da un grande rispetto per l'ambiente, dall'alta densità di viti per ettaro e dalla bassa produzione per pianta.
Il piano di concimazione aziendale prevede la distribuzione di concimi organo-minerali. Sono concimi che contengono matrici organiche altamente umificate che rispettano e salvaguardano la fertilità del terreno, garantendo una elevata efficienza nutritiva della vite grazie ad un graduale rilascio dell'azoto, alla protezione del fosforo dalla insolubilizzazione,ad un incremento della disponibilità del potassio e del magnesio ed alla presenza di microelementi chelati in maniera naturale.
Sono una tipologia di concimi che salvaguardano l'ecosistema agricolo e l'ambiente ed hanno una elevata efficienza nutrizionale abbinata ad un minor impiego di unità fertilizzanti.
Per quanto riguarda i Franciacorta nascono da uve da viti con una resa per ettaro di 80 quintali per una produzione di 52 ettolitri di mosto".



La vendemmia avviene manualmente in piccole casse, per evitare che il troppo peso le schiacci e quindi potrebbero partire delle sgradite fermentazioni.


Una foto della cantina di vinificazione.

Le uve, una volta raggiunta la cantina vengono messe sul nastro per la cernita, dopodiché raggiungono la pressa pneumatica per una spremitura soffice. Qui avviene anche la divisione tra prima spremitura (mosto fiore) e seconda spremitura. Alcuni mosti raggiungono le barriques per la fermentazione del vino base, altri raggiungono i tini inox per il debourbage che consiste nel mantenere il mosto, prima della fermentazione, ad una temperatura di 13° per un periodo di circa 12 ore, viene fatto decantare di tutti i sedimenti grossolani, ai mosti successivamente vengono inoculati dei lieviti selezionati e fatti fermentare a temperatura controllata, divisi per vitigno e per possedimento. Al vino ottenuto viene fatta anche una parziale malolattica.


Barriques utilizzate per la fermentazione di una parte dei mosti.

A Marzo avviene il periodo cruciale che è quello delle creazioni delle Cuvée. E' uno dei momenti più importanti perché si tratta, non solo di unire vini con vitigni diversi, di zone diverse, oltre all'aggiunta di vini di "riserva", ma si decide anche la tipologia del Franciacorta (normale, Satèn o Rosé) in base alle caratteristiche, in funzione di una previsione futura. Il tempo minimo di invecchiamento di una bottiglia di Franciacorta Il Mosnel è di 24 mesi.
Una volta creata la cuvée, viene aggiunto lo sciroppo di dosaggio, una "soluzione" di zuccheri e lieviti che saranno poi i responsabili della rifermentazione in bottiglia, della formazione delle bollicine e dell'arricchimento delle note fragranti di crosta di pane tipiche degli Champenois. Per il Satèn, avendo per disciplinare una pressione atmosferica inferiore, viene messa meno "liqueur".
Vengono imbottigliate e poi tappate con il tappo a corona ed un piccolo tappino in plastica chiamato "bidule", che servirà nella fase finale del processo di spumantizzazione, per raccogliere i sedimenti dopo il processo di invecchiamento.
Nel frattempo scendiamo nel caveau.


Pupitres utilizzate per il remuage.



Durante questo periodo le bottiglie riposano accatastate per un periodo che va tra i 24 ed i 40 mesi a seconda della tipologia.
Quando sono pronte per la commercializzazione, le bottiglie vengono "svegliate", rimosse dal loro "letto", messe in una cesta e poste sulle pupitres per il remuage.
Le pupitres sono dei cavalletti in legno con dei buchi pronte ad ospitare le bottiglie. Quest'ultime vengono girate ogni giorno di un quarto di giro e lentamente alzate verso una posizione, quasi verticale, per favorire il distaccamento dei lieviti dalle pareti della bottiglia, e farli lentamente scivolare verso la bidule.
Finita questa operazione le bottiglie vengono rimesse nelle ceste con il tappo all'ingiù e pronte per la sboccatura.


Un particolare inerente l'illuminazione della cantina.



Questa tecnica, chiamata "à la glace", consente di mettere il collo a bagno in una soluzione refrigerante, in modo che venga ghiacciato il vino con all'interno i sedimenti. Le bottiglie ritornano in posizione eretta, il tappo a corona viene tolto e la pressione favorisce l'espulsione del ghiacciolo, così il vino rimane limpido.
A questo punto si aggiunge quella che viene chiamata liqueur d'expedition, ovvero una soluzione contente principalmente zuccheri in grado di determinare la tipologia di Franciacorta (Extra brut, Brut, Satèn).



La visita alla cantina termina con una gradevole passeggiata nel parco secolare dell'azienda e vista su un vigneto ad alta densità coltivato a Pinot Nero.



E ora all'assaggio!

Da oggi parte una nuova sezione.
Anni fa, una famosa pubblicità recitava: "Per dipingere una parete grande, mi serve un pennello grande!"
E noi diciamo: "Per abbinare un vino GRANDE, non ci serve un piatto GRANDE ma un GRANDE Piatto!
Ecco allora che sono andato a "rubare" le note di degustazione dei piatti dei ristoranti visitati da VG, ho estrapolato le sue caratteristiche e troverete accanto a tre vini di ogni cantina l'abbinamento di un piatto di un grande chef con delle note di abbinamento.



Si parte!



(Nella descrizione "contenuto solfiti" viene descritto il quantitativo di anidride solforosa contenuta in ciascun vino. Gli indici sono espressi in mg./lt ed il primo indica "di libera" mentre il secondo è il totale.)


Franciacorta Brut
Vitigni: 60% Chardonnay, 30% Pinot Bianco, 10% Pinot Nero
Provenienza uve: Larga Vecchia, Larga Cani, Mosnel, Camilì e Tesa
Vinificazione: 30% in barrique il resto in acciaio.
Affinamento: 25 mesi.
Gradazione alcolica: 12%
Zuccheri riduttori: 8 gr/lt
Contenuto solfiti: 29/106.
Prezzo in enoteca: Euro 16,00

Giudizio EC: 14,5/20

Nato per la prima volta nel 1979, oggi la sua produzione si aggira intorno alle 100.000 bottiglie.
Un buon Franciacorta di un'azienda che già a partire dal suo vino "base", al suo assaggio vuole far intuire la personalità dei suoi vini.
All'olfatto si presenta di buona ricchezza, con note di vaniglia, derivate dal passaggio in legno, non invasive e con un frutto che noi preferiremmo fosse più fresco e meno "mieloso". Forse una maggior percentuale di Pinot Nero lo renderebbe al naso più caratterizzato.
Anche in bocca si presenta con una certa "maturità" ben bilanciata dall'acidità. quella chiusura "dolcina" in finale ne limita un po' la facilità di beva.


Franciacorta Pas Dosè
Vitigni: 60% Chardonnay, 30% Pinot Bianco, 10% Pinot Nero.
Provenienza uve: Larga Vecchia, Larga Cani, Mosnel, Camilì e Tesa.
Vinificazione: come il brut base.
Affinamento: 36 mesi.
Gradazione alcolica:12%
Zuccheri riduttori: 3 gr./lt
Contenuto solfiti: 25/70

Prezzo in enoteca: Euro 17,00

Giudizio EC: 14/20

Prodotto per la prima volta nel 1980, oggi la sua produzione si aggira intorno alle 10.000 bottiglie.
Stesso discorso del Brut base, ma con un naso e un palato ancora più "evoluto" per via del maggior soggiorno sui lieviti.
Il mezzo punto in meno è dato però da una minor personalità e da una chiusura olfattiva che nel nostro bicchiere faceva fatica ad aprirsi anche dopo esserci tornato su alla fine dell'assaggio.


Franciacorta brut Satèn 2002
Vitigni: 100%Chardonnay
Provenienza uve: Larga Cani, Mosnel, Camilì e Tesa
Vinificazione: 35% della massa del vino base fermenta in barrique.
Affinamento: 30 mesi
Gradazione alcolica: 12,5%
Zuccheri riduttori: 8 gr./lt
Contenuto solfiti: 30/87
Prezzo in enoteca: Euro 23,00

Giudizio EC: 16,5/20

Prodotto per la prima volta nel 1996, oggi la produzione si aggira intorno alle 20.000 bottiglie.
Il Satèn de Il Mosnel è sempre stato in passato oggetto di discussione sulle guide del settore, per il suo registro olfattivo caratterizzato da forti sentori vanigliati dati dal legno.
Oggi, assaggiando questo prodotto, c'è da notare una sorta di cambiamento. Certo il prodotto è meno ricco rispetto agli anni passati, questo forse dovuto anche all'annata, ma il vino ne ha guadagnato in eleganza, ha decisamente un frutto più fresco, il legno è meno invadente/invasivo ed è spuntata una nota minerale che lo rende molto più affascinante e piacevole.
In bocca ha un allungo più sottile, con un buon equilibrio acidità-carbonica che lo rende un Franciacorta di bella beva.
Da tenere in considerazione per uno sviluppo nelle annate future per l'acquisizione dell'Altissimo Ceto.

Abbinamento


Zuppetta di rane e lumache al Franciacorta, scalogno e dragoncello.
Ristorante Miramonti l'Altro-Concesio (BS)


Un piatto decisamente insolito per la presenza delle rane e delle lumache insieme. Che esce dagli schemi "classici" così come non è "classico" il Satèn de Il Mosnel.
In questo caso si gioca sull'equilibrio delle sensazioni che un grande chef può dare ad un piatto del genere. Regalando al palato un alternarsi di sensazioni molto sottili e delicate, in modo tale, in questo caso, di poter giocare sull'equilibrio di questo Satèn con le sue note altrettanto sottili e delicate.




Franciacorta Brut N.5 2003
Vitigni: 100% Chardonnay
Provenienza uve: Dosso, Limbo, Larga, Mosnel e Roccolo
Vinificazione: fermentazione del vino base e successivo affinamento per 5 mesi in barrique.
Affinamento: 36 mesi
Gradazione alcolica: 12,8%
Zuccheri riduttori: 6 gr./lt
Contenuto solfiti: 26/92
Prezzo in enoteca: Euro 30,00

Giudizio EC: 17/20 ALTISSIMO CETO

Prodotto per la prima volta in quest'annata per una produzione di circa 4.600 bottiglie.
Nessun riferimento al costoso profumo. Il numero è stato scelto perché le uve provengono da 5 vigneti ed è stato 5 mesi in legno.
Per questo Franciacorta sono stati usati vini base ottenuti dal solo mosto fiore, ed ha un estratto secco di 25,80 gr./lt!
Il peso lo si sente anche nel bicchiere (da registrare dopo l'assaggio di un balzo sulla sedia di VG, mentre Massimo De Marco l'ha paragonato ad una grande Weiss).
Colpisce già subito alla vista con il suo giallo dorato carico di una brillantezza unica che esce da tutti gli altri vini.
Il naso è ricco, una bella alternanza di note di frutto, vaniglia, crosta di pane, fiori gialli e miele rinfrescato da sentori di salvia, con l'osigenazione esce una nota minerale anche se in tono minore rispetto al Satèn.
In bocca è avvolgente e ricco, peccato solo per quella struttura non sostenuta da una freschezza adeguata che lo rende un poco stucchevole e che poteva ambire a ben altro punteggio, ma credo che nel confronto con il Satèn sia da tenere conto delle 2 annate difficili ed estremamente diverse.

Abbinamento




Dentice di lenza, composta di pomodoro e peperoncino, purè di melanzana, sorbetto di barbabietole rosse, ginger e pepe di Ayacucho. E un gambero di Sanremo.
Ristorante Aimo e Nadia-Milano


Un piatto di bella struttura, di buona succulenza e dove si alternano sensazioni tra le più svariate, caldo e freddo, tendenza dolce data dal dentice, dalle melanzane, dalle barbabietole e dal gambero. Richiede un vino altrettanto di peso! Se poi ci aggiungiamo le "bollicine" per contrastare la tendenza dolce del piatto, l'abbinamento è fatto. Si dice che la "bollicina" va' su tutto, non sempre è vero, ma in questo caso, se si analizza sul piano della concordanza l'avvolgenza di questo N°5 con il piccante del peperoncino e l'alternarsi delle sensazioni al retro-olfattivo con le note esotiche del ginger e del pepe di Ayacucho il risultato è sublime!

http://viaggiatoregourmet.blogspot.com/2007/03/ristorante-il-luogo-di-aimo-e-nadia.html


Franciacorta Brut millesimato 2001
Vitigni: 60% Chardonnay, 35% Pinot Bianco, 5% Pinot Nero
Provenienza uve: Larga Vecchia, Roccolo e Roccolino
Vinificazione: 30% in barrique, il resto in acciaio.
Affinamento: 40 mesi.
Gradazione alcolica: 12,5%
Zuccheri riduttori: 8 gr./lt
Contenuto solfiti: 34/84
Prezzo in enoteca: Euro 25,00

Giudizio EC: 15,5/20

Prodotto per la prima volta nel 1984, oggi la produzione si aggira intorno alle 10.000 bottiglie.
Difficile l'assaggio dopo due pesi massimi. Infatti questo è un Franciacorta che gioca più sull'eleganza e la finezza piuttosto che la potenza aromatica.
Quasi sottile ma con un frutto meno evoluto, mentre in bocca riesce molto meglio nell'allungo e con un pizzico in più nella persistenza retro-olfattiva.


Franciacorta Rosè Pas Dosè Parosè 2003
Vitigni: 70% Pinot Nero, 30% Chardonnay.
Provenienza uve: Roccolino, Giardino e Tesa.
Vinificazione: 70% in barrique il resto in acciaio.
Affinamento: 30 mesi.
Gradazione alcolica: 12,5%
Zuccheri riduttori: 3 gr./lt
Contenuto solfiti: 26/85
Prezzo in enoteca: Euro 30,00

Giudizio EC: 16,5/20

Prodotto per la prima volta nel 2001, oggi la produzione si aggira intorno alle 7.000 bottiglie.
La chiusura di questo assaggio di oggi, con questo prodotto, è degno del livello qualitativo di questa cantina.
Questo Franciacorta è ad oggi il prodotto più atipico in circolazione.
Già dal colore può non incantare gli aficionados di questo genere visto che il colore non tende a stupire con vestiti "rosa schocking"! Ma quando lo porterete al naso, capirete che vuole essere appunto diverso dagli altri pari categoria.
Troverete un vortice di sensazioni che si alternano, dalla viola ai frutti rossi per poi passare alla frutta esotica. Si unisce la scontrosità data dal Pinot Nero con la leggiadrìa dello Chardonnay. Ma una simile "dolcezza" regalata all'olfatto è subito contrastata dal palato. Lo troverete avvolgente, carezzevole ma extra-secco in chiusura (p.s. : contiene meno di 3 gr./lt di zuccheri riduttori).
Un Pas Dosè che piacerà ad un pubblico ristretto (d'altronde con 7.000 bottiglie...) e da bere a tavola e non "pour le plaisir"!

Abbinamento:

Il Vitellino cotto al rosa con emulsione di tonno, capperi e alici fresche al sale nero Halen Mon ed erbe aromatiche.
Ristorante Schuman-Ispra (VA)



L'abbinamento incomincia già a livello cromatico con la vista. In questo Franciacorta abbiamo un'alta percentuale di Pinot Nero che lo rende strutturato al punto giusto per sostenere il Vitellino, mentre la morbidezza e le note delicate in persistenza aromatica dello Chardonnay giocano in concordanza con le note complesse dell'emulsione di accompagnamento. Infine la freschezza e la chiusura da Pas Dosè lasciano il palato pulito e senza contrasti.



Note positive
-In primis la personalità dei Franciacorta degustati. Certo non rientrano nello schema "classico" ma sono comunque da promuovere per la loro originalità.
-La data di sboccatura sulla retroetichetta.

-La vista dei vigneti e della cantina danno un senso di ordine e pulizia e tutto cio si riscontrano nell'eleganza e la pulizia aromatica dei vini.
-La conduzione di Lucia e Giulio Barzanò. Parlando con loro si sente nelle parole la passione che ci mettono nel fare vino.

Note negative
-In un certo senso il loro stile di fare Franciacorta che può non soddisfare tutti i palati. Ma all'Altissimo Ceto team piace così.
-Una nota sul Pack delle bottiglie. Le bottiglie sono le classiche "sciampagnotte" e vestite da etichette altrettanto semplici e classiche. Noi crediamo che, così come al ristorante, la mise en place ci introduce allo stile di cucina dello chef, anche per un'azienda che produce vini dalla spiccata personalità, dovrebbe lanciare messaggi, facendolo già dalle linee delle sue bottiglie e dalle sue etichette e quindi azzardare di più nell'originalità.


L'ingresso e lo spazio "Quelli che il vino..."


Conclusioni
-Un'azienda gioiello, condotta con passione, motivazione e con la voglia di migliorare ogni anno che passa.
-Se avrete l'occasione di passare per Camignone sarete accolti come a casa e potete anche acquistare i loro prodotti nello spazio "Quelli che il vino...".
-A Il Mosnel si organizzano incontri, iniziative che vanno dalla semplice degustazione agli abbinamenti cibo-vino.
-Si ospitano anche congressi in un'auditorium multimediale capace di ospitare fino a 100 persone.

Insomma una cantina a 360° adatta per le persone che, dalla serie:

"Quelli che il vino...è la loro vita!"

Registriamo i progressi fatti in questi ultimi anni e sicuri che con le prossime annate avremo ulteriori miglioramenti, diamo l'Altissimo Ceto Promising (a ottobre vi spiegheremo cos'è) ai Barzanò e a tutto il loro staff.

Cin! Cin!

Ivano Antonini alias Enocentrico

ivano.antonini@altissimoceto.it



Az. Agr. Il Mosnel
Via Barboglio, 14
25040 Camignone di Passirano (BS)
Tel: 030 653117
Fax: 030 654236

http://www.ilmosnel.com/
info@ilmosnel.com

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